ALL’INIZIO ERA UN TATUAGGIO

All’inizio era un tatuaggio, che doveva essere una scritta che mi doveva ricordare di non fare la cagasotto: una scritta bella zarra sull’avambraccio FEAR IS A PRISON. Poi però sono arrivati dubbi amletici sul carattere, la grandezza, la posizione e allora alla fine è arrivata la moto.

Non me la sono tatuata ma sono comprata, che è peggio.

26 ore di guida, più o meno altrettanti pianti isterici sotto il casco e tralasciamo le bestemmie che ho urlato: la paura di fallire, l’orgoglio che invece di aiutare morde le dita e blocca le gambe e quindi una volta presa la patente cosa potevo fare se non comprarmi 660 centimetri cubici di volume del cilindro con attaccate due ruote ed un manubrio??

Sì, certo che potevo: cose tipo andare in ferie, pagare un fisioterapista che mi sistemi la cervicale, comprare un’auto sicura ma mi sarebbe rimasto quel conticino in sospeso con l’orgoglio e quindi  ho comprato la moto prima ancora di averla vista e provata.

Ora le possibilità sono 2: o finiamo in ospedale (io ed il mio orgoglio) oppure divento brava.

Vado ad accendere un cero alla Madonna ed a cercare un telo impermeabile per la moto e magari anche due rotelle come quelle che avevo sulla bici da bambina.

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oH, PENSAVO FOSSE SCRITTO SULLA COSTITUZIONE INVECE ERA M.L.KING

Partiamo dal presupposto che i maschilisti stanno un gradino sotto quelle che infilano i topocani nelle Chanel, aggiungiamo che sullo stesso gradino ci metto le femministe super convinte.

Partiamo da questi presupposti e finiamola subito qui con le classificazioni che, onestamente, mi son rotta il cazzo.

 

In realtà il problema è che la TUA libertà finisce dove inizia la mia, e la mia DEVE essere pressoché illimitata. 

 

il capodanno quando arriva arriva (ed è comunque una merda)

Qui si parla di un capodanno farlocco, di un capodanno che vale per me e fottesega agli altri (al contrario di quello tradizionale, che da 29 anni mi vede dormiente e sonnecchiante mentre gli altri festeggiano).

Qui si parla di una svolta epocale, di un cambio casa+lavoro che mi ha visto comunque dormiente e sonnecchiante perché io il capodanno mica lo so come si festeggia.

Ora sono in questo nuovo ufficio, con gente super fichissima, a fare esattamente quello che facevo prima solo molto meglio, a sentirmi una merda solo molto più grossa.  La sensazione è quella di essere un pagliaccio in monociclo in una scuderia di Ferrai: mi guardano e nei loro occhi vedo quella tipica espressione  “poveretta, deve crescere…’na regazzina” ed io che cerco di far la figa perché, oh, io s’te cose le ho fatte per 8 (OTTO….O T T O )ann…..E INVECE NO! TUTTO SBAGLIATO! Se potessi metterei in discussione anche la mia licenza elementare e quella media inferiore (il diploma delle superiori l’ho messo in discussione la prima ora del primo giorno).

Hai presente quell’ Elisewin strafottente e cafona che, decreti alla mano, spiegava al vecchio capo che aveva ragione lei?

 

 

E’ MORTA

 

 

la soddisfazione del pezzo di carta

Si parlava di matrimonio (suo), si parlava delle donne che sognano il matrimonio (le altre), si parlava della spensieratezza del periodo universitario (loro) che come tutte le cose da dentro sembra pesante e quando ne sei uscito lo rimpiangi.

Io in realtà all’università mi portavo la zavorra del fallimento anche quando gli esami li superavo.

 

Ciao, sono Elisewin e sono un calzino: rovescia e spaiata.

 

L’UTENTE DA LEI CHIAMATO E’ MORTO

Ad ogni attesa mi viene in mente quella disgraziata della volpe del Piccolo Principe e ma quale addomesticare, razza di pirla svegliati che quello lì riesce ad affezionarsi anche alle rose e direi che non era molto sveglio e tu stai a rovinarti la vita associandolo al grano e capisci che poi manco più un piatto di spaghetti riuscirai a mangiare?! Bah.

Comunque niente, attualmente Elisewin è in attesa per:

  1. Telefonata di Futuro(forse)capo
  2. la lavatrice che non finisce più il lavaggio più lungo della storia
  3. telefonata del concessionario per l’auto nuova
  4. rientri dal mondo di gente importante
  5. la tinta per capelli che mi sta colando ovunque
  6. cadaveri lavorativi che devono passare sul fiume:  io sono paziente e mi sono attrezzata con seggiolina, ombrellone ed una pila di Topolini alta così ma è una fatica infame.

 

COSE CHE MI SONO STATE INSEGNATE DA COSE CHE IN REALTÀ AVREBBERO DOVUTO INSEGNARMI TUTT’ALTRO

A forza di stringere i denti un risultato l’ho ottenuto: quel risultato che era IL risultato e che ora è diventato un-risultato-da-niente, perché come tutte le cose se non dipendono solo da te non vanno per forza come vuoi tu: aver superato L’ esame mi ha insegnato che se lavori in un posto di merda dove non viene premiato il merito ma con quanta saliva riesci a ricoprire i boss ogni tentativo di far capire che vali sarà bollato come atto di presunzione ed arroganza.

Aver dato fiducia a sconosciuti mi ha fatto capire che quella storia delle caramelle da non accettare non è poi così falsa ed anche che se tu ti arrabbi per la fiducia tradita qualcuno la può prendere come rabbia da innamoramento non corrisposto o qualcosa del genere e allora tu capisci che in effetti di fiducia gliene hai data ma mica così tanta perché alla fine le cose te le sei tenute talmente ben mascherate da da far sembrare un comodino un coniglio di peluche.

Ora c’è questa storia dell’Ego da sistemare, questa storia che secondo qualcuno l’Ego è brutto e cattivo e secondo me invece sono gli spilloni che permettono di non arrivare con la faccia a terra ad ingozzarsi di fango nei momenti di difficoltà da affrontare da soli: ci sto riflettendo.

Ah, ci sarebbero altre cose pucciose e sentimentali da dire, ma ho scoperto di non saperne parlare e non volerle ascoltare: nella teoria sono una frana e nella pratica mi devo esercitare.

IL MIO TRENO DEI DESIDERI E’ DI TRENITALIA

Un tempo così dilatato che Salvador Dalì per farcelo stare avrebbe dovuto fare il suo quadro Orologi Molli  (Persistenza della memoria) su una tela di almeno 6 metri.

Uno speciale ringraziamento va al Ministero degli Interni ed a quello dei Trasporti che ogni giorno invia nuove circolari: nei giorni pari le comunicazioni riguardano nuove procedure, nei giorni dispari escono le rettifiche, ogni 4 giorni pari ci sono le spiegazioni delle modifiche, ogni 6 giorni dispari le modifiche delle spiegazioni e via così. Ci vorrei proprio essere quando si riuniscono i grandi capi a Roma: vorrei esserci quando i loro due neuroni si scontrano e partoriscono un’idea di merda, stare ad un millimetro dal loro orecchio ed in microsecondo dopo lo sconto neuronale gridare fortissimo STAI FERMO!

Un altro ringraziamento va ai miei titolari ed alle mie esimie colleghe che sfogliano instancabilmente il pacco di circolari cercando le immagini e le didascalie inesistenti per evitare di leggere tutto: senza di loro non sarei così brava a schemi e tabelle riassuntive.

Ringrazio poi la motorizzazione civile che decide di prendere noi come cavie da laboratorio per testare alcune procedure e così facendo mi ha autorizzata a non depilarmi perché io di cavie glabre non ne ho mai viste.

Ed infine ringrazio me stessa, che sono un’esimia testa di cazzo con un piede nel baratro ed uno nella fogna ma che stavolta non mollo. A costo di camminare a piedi lungo i binari. A costo di fottermi tutti i denti a forza di stringerli.

RITO D’INIZIAZIONE

Domani mattina pensatemi così: alle ore 07 e 30 minuti camminante verso la stazione dei treni che neanche so dove diavolo è (cioè non so come arrivarci a piedi senza fare troppi chilometri). Vorrei provare ad aspettare il PediBus dei mocciosi delle elementari ma desisterò perché senza casacchina e berrettino sarei un’emarginata e  perché non ho idea di dove sia la scuola elementare e forse non è vicino alla stazione. Sarà una prova importante, sarà una prova alla “m’ama non m’ama” con la margherita…la interpreterò come un segno, sarò Gwyneth Paltrow  ed avrò di nuovo i capelli lunghi….

Alla fine sarò quella con gli occhi gonfi di lacrime che gratta sulla porta della carrozzeria chiedendo indietro l’auto ed invocando l’intervento di mia madre.

Mia madre che neanche sa che ho fatto un incidente.

Sono spacciata.